Il tumore alla prostata
  Ipertrofia Prostatica Benigna
  La Prostatite
Vivere con le patologie prostatiche
  Incidenza patologie prostatiche

- Incidenza patologie prostatica

 


Le patologie della prostata sono molto frequenti tra gli uomini ed in ambito urologico sicuramente ricoprono un ruolo di rilievo.

La prostatite è una malattia assai frequente e diffusa, sebbene spesso poco chiara, che colpisce con maggiore frequenza gli uomini adulti. E' stato stimato che su 1000 uomini visitati per un controllo annuale, 76 presentano affezioni dell'apparato genito-urinario e che il 25% di queste patologie sono prostatiti. Inoltre da studi recenti sembrerebbe che quasi il 50% degli uomini abbia almeno una volta un episodio infiammatorio della prostata più o meno intenso nel corso della propria vita.

L'Ipertrofia Prostatica Benigna (I.P.B.) ha origine da piccoli noduli stromali microscopici a partire dall'età di 35 anni con una prevalenza che aumenta con l'età in tutta la popolazione maschile suggerendo che tutti gli uomini svilupperanno una IPB se avranno una vita sufficientemente lunga. Più del 50% degli uomini con un'età compresa tra i 60 e 69 anni ha una Ipertrofia Prostatica Benigna clinicamente significativa. Tra questi una buona percentuale rischia di andare incontro alla ritenzione acuta d'urina se non vengono trattati con terapie mediche o chirurgiche.

Nella popolazione maschile il tumore della prostata ha un'incidenza seconda solo alla neoplasia del polmone.  In Italia si registrano circa 11.000 nuovi casi ogni anno e tra questi i decessi sono pari a circa 6.300 (circa il 7% delle morti per tumore negli uomini). Il 60% circa dei casi di decesso avviene nel Nord del Paese forse a causa delle abitudini alimentari e delle condizioni ambientali differenti. Il tumore della prostata rappresenta pertanto la seconda causa di morte per neoplasia nella popolazione maschile italiana, dopo il cancro al polmone.  Attualmente ogni italiano con più di 65 anni ha circa il 3% di probabilità teorica di morire per questa malattia. Bisogna evidenziare come la malattia aumenti in maniera esponenziale con l'aumentare dell'età della popolazione: nel 70% dei reperti autoptici in uomini con più di 90 anni si riscontra almeno una microfocolaio tumorale. 
E' poi da notare come le persone di colore abbiano un rischio da 1,5 a 2 volte maggiore (rispetto alla norma) di sviluppare la malattia; inoltre l'età di insorgenza è mediamente più bassa nella popolazione di colore.

Inoltre va sottolineato come la presenza di familiartià nel carcinoma della prostata debba essere considerato un fattore di rischio, pertanto è auspicabile iniziare la valutazione clinica diagnostica dai 40 anni in su.

Epidemiologia dell’IPB

Nel mondo:
I dati istologici sull’IPB si basano su studi autoptici che evidenziano come la patologia interessi:

  • l’8 per cento degli uomini di età compresa tra 31 e 40 anni;
  • fino al 50 per cento degli uomini di età compresa tra 51 e 60 anni;
  • oltre l’80 per cento degli uomini con più di 80 anni.

Entro il 2007, si prevede che oltre 26 milioni di europei con più di 50 anni evidenzieranno un ingrossamento prostatico (volume della ghiandola superiore a 30 ml); di questi, 10 milioni presenteranno sintomi associati all’IPB da moderati a gravi.

In Italia:
Una recente indagine epidemiologica condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, sulla prevalenza della diagnosi autoriferita di iperplasia prostatica benigna, ha fornito le seguenti indicazioni: 7,6 per cento nei 50-59enni, 12,4 per cento nei 60-69enni e 25 per cento negli ultra 70enni. Estrapolando queste stime alla popolazione italiana ultra 50enne (Istat 2001), risulterebbero affetti da IPB sintomatica circa 600 mila uomini. Volendo considerare la possibile sottostima del fenomeno determinata dalla metodologia utilizzata e dati demografici più aggiornati, gli italiani con IPB sarebbero invece nel 2004 un milione 360 mila.

Costi economici e sociali dell’IPB
In virtù della sua elevata prevalenza, l’iperplasia prostatica benigna (IPB) ha un considerevole impatto globale sul sistema sanitario, che si traduce in costi diretti e indiretti.

Per quanto riguarda i costi diretti, gli importi in gioco sono significativi:

  • nel Regno Unito (dati 1998) il costo annuo totale dell’IPB è pari a 123 milioni di euro, di cui 70 milioni per i circa 40 mila interventi chirurgici (e i relativi ricoveri ospedalieri);
  • in Svezia (dati 1988) si spendono complessivamente ogni anno 305-390 milioni di corone (33-42 milioni di euro), di cui 221-308 milioni di corone (24-33 milioni di euro) per gli 11.331 trattamenti chirurgici;
  • in Francia (dati 1997) sono in gioco ogni anno 458 milioni di euro, di cui 229 milioni per finanziare le 66.431 prostatectomie chirurgiche;
  • in Italia (dati 1989) si sono spesi – ma 15 anni fa! – 357 milioni di euro, di cui 229 milioni per i 68.448 pazienti che hanno fatto ricorso alla chirurgia;
  • in Germania (dati 1995) non è nota la spesa complessiva, ma per finanziare i circa 60 mila accessi alla chirurgia sono stati impegnati circa 150 milioni di euro.

L’avvento di un’efficace terapia farmacologica per il trattamento dell’IPB ha avviato il declino di numerose procedure chirurgiche. Benché il trattamento farmacologico costi meno dell’approccio chirurgico, l’invecchiamento della popolazione e la disponibilità di medicinali efficaci e ben tollerati potrebbero incrementare il flusso dei pazienti verso il servizio sanitario. Di conseguenza, il costo complessivo della terapia per l’IPB è considerato un problema in divenire. Nella valutazione dei costi diretti – costo monetario per i budget sanitari – della malattia, è importante includere i costi della diagnosi, della gestione delle acuzie e del monitoraggio post-trattamento.

Per quanto riguarda i costi indiretti, quelli associati all’IPB comprendono la perdita di ore lavorate, la ridotta produttività e il costo intangibile dell’impatto negativo che la malattia esercita sulla qualità di vita del paziente. Benché l’IPB non sia considerata una malattia letale, essa rappresenta senza dubbio una condizione fisica debilitante. I sintomi urinari associati alla patologia possono avere conseguenze fortemente negative sulla qualità di vita del paziente. I sintomi del prostatismo possono causare profondo fastidio, interferire con lo svolgimento delle attività quotidiane o di svago, trasformarsi in una fonte di ansia e imbarazzo, disturbare il sonno e penalizzare gravemente l’attività sessuale. Diversi strumenti di valutazione hanno dimostrato che la gravità dei sintomi correla bene con l’impatto sulla qualità di vita.

Una recente indagine demoscopica illustra bene alcune modalità di interferenza dell’IPB con lo svolgimento delle attività quotidiane. Per esempio:

  • limita l’assunzione di liquidi prima di intraprendere un viaggio il 29,9 per cento dei portatori di IPB (contro il 13,4 per cento dei non portatori);
  • limita l’assunzione di liquidi prima di coricarsi il 34,7 per cento dei pazienti IPB (il 18,4 per cento dei non- IPB);
  • non può viaggiare per due ore il 21 per cento dei pazienti IPB (l’8 per cento dei non-IPB);
  • non dorme abbastanza il 27,1 per cento dei pazienti IPB (il 10,3 per cento dei non-IPB);
  • evita i luoghi non dotati di bagni il 32,4 per cento dei pazienti IPB (il 13,2 per cento dei non-IPB);
  • evita la pratica sportiva all’aperto il 12,8 per cento dei pazienti IPB (il 6,2 per cento dei non-IPB);
  • evita i luoghi chiusi e affollati (teatri, cinema, chiese…) il 15,1 per cento dei pazienti IPB (il 6,7 per cento dei non- IPB).

L’IPB può avere inoltre un’influenza negativa sulla vita di coppia di chi ne è affetto. In uno studio condotto tra mogli e partner di uomini affetti da IPB:

  • l’86 per cento ha segnalato l’influenza negativa dell’IPB sulla propria vita;
  • il 46 per cento ha sofferto di disturbi del sonno per la nicturia (bisogno di urinare almeno una volta durante la notte) dei propri mariti;
  • il 37 per cento ha sviluppato una qualche forma di disfunzione sessuale;
  • il 17 per cento ha rinunciato definitivamente ai viaggi lunghi a causa dei sintomi del proprio marito;
  • il 10 per cento associa all’IPB un deterioramento dei propri rapporti familiari.

Si ringrazia GSK per i dati forniti.